Tai Chi e l'arte del cavallo

Equitazione e arti marziali, sicurezza a cavallo, esercizi

Nell'ambiente del Tai Chi si parla molto di "morbido che vince sul duro" di "abilità che vince sulla forza"...

 

E' bello di tanto in tanto vedere questi principi messi in pratica da altri in ambiti diversi dal proprio, ed è appagante riuscire a metterli in pratica al di fuori della palestra.

 

Quello che segue è un resoconto di una giornata dedicata all'applicazione del Tai Chi all'equitazione, passata alle “Scuderie Sportive Asolo” di Andrea Olmi, In Via Mestre 5 ad Asolo. 

In previsione della presentazione dei corsi sulla sicurezza a cavallo presso il centro ippico lombardo io, Darany (promotrice dell’iniziativa “sicurezza a cavallo”) e Andrea Olmi ci siamo incontrati per tarare una versione “light” degli esercizi che proponiamo al castello. Le esigenze espresse dal CIL ed il contesto diverso rispetto a quello in cui sono stati pensati hanno reso necessario creare una sequenza semplificata per non snaturare il progetto iniziale.

Abbiamo quindi passato una giornata alle “Scuderie Sportive Asolo” In Via Mestre 5 ad Asolo, scuderia di Andrea, per lavorare sugli esercizi preparatori per il cavaliere.

 

La mattina abbiamo sviluppato la parte di preparazione “a terra”. L’idea è di preparare gli atleti con una ginnastica “pre equitazione” che serva a dare un minimo di forma fisica e correggere la postura.

Abbiamo cominciato con gli esercizi per sviluppare calma e concentrazione. Il cavallo è un animale molto sensibile, ed ha paura di tutto! E’ fondamentale per il fantino montare in sella con uno stato mentale neutro per dare sicurezza al cavallo e per poter mantenere l’attenzione durante tutto il tempo che passa in sella.

Abbiamo poi rivisto gli esercizi di preparazione fisica mirati a dare forza e stabilità per tenere una postura eretta ma non rigida e a dare quel minimo di forma fisica indispensabile per poter stare in sella ed eventualmente affrontare una caduta.

La mattina si è chiusa con gli esercizi di contatto col terreno e di preparazione alle cadute. Grazie all’esperienza di Andrea ho estratto quelle tecniche utili a chi cavalca, tenendo presente la dinamica di una caduta da cavallo.

 

 

 

Nel pomeriggio abbiamo analizzato la situazione a cavallo per verificare l’efficacia di quanto abbiamo predisposto nel lavoro a terra.

Andrea mi ha proposto di cavalcare a pelo, in quanto si ha una sensazione più forte di come si muove il cavallo sotto di noi.

Ottima proposta, visto che mi serviva "sentire" che tipo di forza imprime il cavallo in diversi contesti.

                                                                                                                                                                          

Una volta salito in groppa risulta evidente la necessità di lavorare costantemente con gli adduttori per tenersi al cavallo. Lo sforzo deve essere costante ma non rigido in quanto le gambe servono anche per dare indicazioni al cavallo.

 

 

Mi trovo quindi seduto in “Ma Pu” la “posizione del cavallo” rispettando tutti gli allineamenti che ci sono nella posizione sulla terra ferma… L’idea di accostare arti marziali ed equitazione sembra azzeccata!

 

L’analogia dello “sforzo rilassato” necessario per tenere le posizioni nelle arti marziali è evidente. Occorre avere forza costante nelle gambe e nel bacino per tenere le posizioni basse, ma allo stesso tempo dobbiamo essere in grado di muoverci.

Dalla forza nelle gambe e nel bacino dipende poi quanto si riesce a tenere dritta la colonna vertebrale.

 

Anche nell’equitazione è fondamentale mantenere l’allineamento corretto di testa spalle e bacino, pena una caduta. La cosa è stata evidente la prima volta che il cavallo che montavo ha abbassato bruscamente la testa… stavo quasi per volare in avanti! Ho evitato l’ippon grazie al lavoro di stabilità fatto a terra.

 

 

Cavalcando a pelo avevo la sensazione di stare in groppa a un drago cinese; la schiena del cavallo infatti ondeggia ritmicamente ad ogni passo e la frequenza delle onde aumenta con la velocità del trotto.

Continuo a rimbalzare sulla groppa, finché non lo fermo… e ascolto le indicazioni di Andrea circa l’assecondare col bacino quel movimento ondulatorio.

 

Andrea mi propone gli esercizi che fa fare in sella agli allievi, e mi fa ripartire…

Risulta evidente l’importanza di poter isolare le parti del corpo in modo da poter muovere il bacino con il cavallo, mantenendo costante l’assetto di spalle e testa. 

Tornano in mente gli allenamenti della forma Yang eseguiti immaginando il corpo appeso ad un filo passante per la nuca. Quella sensazione necessaria a compiere movimenti faticosi in modo rilassato, ad avere l’assetto costante del busto mentre gambe e braccia eseguono i cento otto movimenti, la ritrovo in groppa al cavallo che trotta.

Ritrovo quindi un concetto fondamentale  per chi pratica arti marziali; l’ indipendenza di movimento tra bacino e spalle (in generale tra le varie parti del corpo) per poterli muoverli in accordo tra loro.

Allenando la forma molti principianti cercano di tenere spalle e bacino perfettamente vincolati tra loro. Appena si passa all’applicazione pratica con compagni di stazza diversa si capisce subito quanto in realtà sia necessario adattarsi alla forza impressa dal compagno, e cercare di tenere in modo rigido un allineamento porta a subire i colpi.

 

Ora il mio compagno è una bestia di mezza tonnellata, e non posso competere sul piano della forza fisica!

 

 Nel dare indicazioni al cavallo con le redini mi viene detto di “usare il corpo”. Ad esempio per fermarlo o per farlo girare occorre si tirare le redini, ma se si usa solo il gomito per tirare le redini, il cavallo potrebbe non sentire nulla.

Sembra impossibile “usare il corpo” stando seduti in sella, poiché si ha uno spazio di manovra ridotto.

Muovendo il corpo riesco a fargli sentire dove voglio mandarlo, e a convincerlo a seguire.

Torna in mente la frase “muovere 400 chili con dieci grammi”, che descrive l’abilità che dovrebbe sviluppare un praticante di Tai Chi Chuan.

Ritrovo la sensazione che ho provato eseguendo i Tui Shou, l’applicazione della forma di Tai Chi in cui si impostano le braccia, si aspetta l’attacco e si muove tutto con  il corpo.

Di fatto non si fanno movimenti ampi, anzi! I maestri più abili sembrano addirittura essere fermi mentre gli attaccanti sembrano “rimbalzare”. Non mi riferisco ai vari “kiai master” su You tube che millantano poteri mentali sulla materia, ma a quei praticanti esperti che riescono a ridurre i movimenti all’essenziale e sembrano (sottolineo SEMBRANO) non toccare gli avversari.

 

 

E’ stato molto istruttivo vedere Andrea alle prese con due cavalli irrequieti, come li abbia lasciati fare e si sia piano piano fatto accettare come “capo branco”, con una presenza ferma ma non prevaricante. L’ideale a cui tende il praticante di arti marziali…

  

 

 

Terminata l’analisi e messi a punto esercizi ed  accorgimenti, siamo pronti per la presentazione del corso. A fine Agosto (intorno al 20) avremo l’incontro al CIL con presentazione e iscrizioni. Il progetto ha finalmente preso forma!



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